La fine di Uber?

Da giorni gruppi di tassisti nella capitale manifestano contro il governo che tramite un decreto ha rinviato la discussione sulla regolamentazione di servizi come Uber.

Il punto è che i tassisti non sono d’accordo e vogliono che il governo, che aveva preso tempo per analizzare meglio la questione e incontrare tutte le parti in causa, agisca subito contro queste attività concorrenti.
Dopo giorni di tensione, aggressioni documentate a giornalisti e intimidazioni ad autisti, il governo ha accettato di negoziare con i tassisti. Anche se ancora non sappiamo quello che succederà, visto che la regolamentazione è prevista fra un mese, i tassisti hanno comunque ottenuto il fermo dei mezzi concorrenti fino a nuove leggi.

Insomma per la serie “con la forza non si ottiene niente”.
Al contrario di altre attività in Italia, il sistema di radio taxi non solo è fortemente regolamentato ma è anche un “gruppo chiuso”. Questo significa che le poche licenze che vengono distribuite dai comuni diventano proprietà di chi le ha ricevute, e, di conseguenza, proprio come ai tempi di Ponzio Pilato, possono passare da padre in figlio o essere vendute a caro prezzo.

Più la città è grande e turistica ovviamente e più il prezzo di una licenza sale.
I privati che hanno acquistato una licenza (spesso anche compresa di auto) hanno, quindi, rilevato una vera e propria attività, come può essere un bar o una pizzeria, centro scommesse, gelateria, edicola, pub, pasticceria…ma si sa, i tempi cambiano.
La tecnologia avanza e come l’artigiano e il salumiere sotto casa chiudono per l’invasione dei supermercati, i supermercati falliscono per la concorrenza dei centri commerciali, anche i centri chiuderanno i battenti perché presto la gente preferirà fare la spesa direttamente da casa.

I tempi cambiano insomma, il mondo si adatta e la politica cerca (o almeno dovrebbe) di dare forma e regole a questi cambiamenti. Forme e regole che dovrebbero tutelare prima di tutto i cittadini, i quali devono avere il diritto di poter scegliere e non essere obbligati alla scelta, su un mercato che al momento non ha concorrenza.
Le questioni che sono state sollevate in questi giorni dai tassisti sono le seguenti:
– IL GOVERNO DOVREBBE RISARCIRE I TASSISTI DEI SOLDI SPESI PER LE LICENZE

Se si fa questo ragionamento allora anche l’artigiano dovrebbe essere risarcito dei danni che gli ha procurato il centro commerciale, oppure il proprietario di un giornale cartaceo che si è reso conto che ora l’informazione è per il 90% online, o colui che ha rilevato una lavanderia a gettoni prima che le lavatrici diventassero popolari in ogni appartamento, o un fast food poco prima dell’arrivo di Mcdonald’s o qualsiasi altro imprenditore che ha fallito per motivi riconducibili al progresso.
Chi ha investito in questo tipo di attività tempo fa, ha avuto modo e tempo per recuperare le spese e sicuramente viverci. Chi ci ha investito ora lo ha fatto semplicemente nel modo sbagliato.

 

– MEGLIO DARE FONDI AI TASSISTI CHE ALLE MULTINAZIONALI
Non so precisamente cosa vogliano dire, fatto sta che sicuramente le multinazionali pagano le tasse su tutto quello che incassano.

 

– BASTA CON IL MERCATO DEL LAVORO AL RIBASSO
Il mondo non sta aspettando noi. I paesi del primo mondo corrono come i pazzi e Uber , in questi giorni negli Stati Uniti, sta già sperimentando le prime macchine senza autista.

Il governo non può far finta che il mondo la fuori non esista e poi lamentarsi che i ragazzi stanno a casa dai genitori fino a 50 anni o che scappino dal paese per avere nuove opportunità e senza uno stato che gli metta ostacoli.
Perché il fermo di Uber come quello di Flixbus, per chi ancora non l’avesse capito, è un enorme ostacolo per tutti i cittadini di questo paese, soprattutto per i giovani.

 

Fare un qualcosa che si è sempre fatta ma in un altro modo, più semplice e più economico grazie al progresso dovrebbe essere benvenuta a prescindere.
Se vogliamo ragionare come i tassisti che protestano oggi dovremo far chiudere anche Amazon, Ebay, Paypall, Zalando, ecc

 

La mia generazione è diversa perché è una generazione a cui piace questa roba. Roba che ha permesso un mondo diverso fatto di community, recensioni, competizione pulita …con tutti i difetti che può portarsi dietro.

Mi piace che su Uber vedi in tempo reale dove si trova la macchina che sta venendo a prenderti.

Mi piace che posso chiamarla senza attaccarmi al telefono aspettando in linea tre ore con musichette ridicole solo per sentirmi dire che non ci sono veicoli disponibili o a dover spiegare a parole dove mi trovo in una città che non conosco.

Mi piace sapere prima quanto mi costerà la corsa e mi piace potermela permettere.

Mi piace che il sistema ti mostri il tragitto più breve.

Mi piace poter pagare anche se non ho il denaro addosso.

Mi piace conoscere il nome e il cognome della persona che viene a prendermi e poter leggere le sue recensioni. E mi piace avere la possibilità di recensirlo e farmi recensire.
Tutto questo migliora il servizio, migliora la società e quindi migliora anche il mondo.

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